USURA - TASSI USURAI
 



La Legge italiana difende il cittadino usurato sia in sede penale (Art. 644) che in sede civile azzerando tutti gli interessi pagati se il tasso applicato dalla banca supera il tasso di usura (vedi tabelle >quì *).

Prima di avviare una azione contro la banca consigliamo di fare verificare se è stato applicato un tasso usuraio e quantificare l'importo recuperabile.

L’esercente un’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o comunque economica, ovvero una libera arte o professione, che risulti persona offesa del reato di usura può accedere al fondo di solidarietà istituito.  vedi link>
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Alcuni interessanti articoli sull'argomento:

Hanno preteso da una coppia di pensionati interessi ritenuti usurai.
Usura, chiesto rinvio a giudizio per i vertici del Banco di Sardegna Sotto inchiesta gli ultimi quattro presidenti dell'istituto di credito sardo (compreso quello attuale), due direttori di banca, due funzionari, un'impiegata e due avvocati
NUORO - Concorso in usura con l'aggravante dell'esercizio dell'attività bancaria. Sono raccolte nelle 363 pagine della relazione del perito Francesco Leo, uno dei massimi esperti in Italia di contenzioso bancario, le motivazioni che hanno portato il sostituto procuratore di Nuoro, Mariangela Passanisi, a chiedere il rinvio a giudizio di 11 persone, tra cui i vertici attuali e passati del Banco di Sardegna. Sotto inchiesta gli ultimi quattro presidenti dell'istituto di credito sardo (compreso quello attuale), due direttori di banca, due funzionari, un'impiegata e due avvocati dell'Ufficio recupero crediti del servizio legale dello stesso istituto: tutti devono difendersi, a vario titolo, dall'accusa di aver preteso da una coppia di pensionati interessi ritenuti usurai. r /> SOTTO INCHIESTA - Gli indagati sono gli ex presidenti Lorenzo Idda, Antonio Maria Sassu e Ivano Spallanzani e l'attuale numero uno del Banco Franco Antonio Farina; due direttori di banca di Macomer, Giuseppe Secchi e Giuliano Tronci; un'impiegata di Macomer, Giuliana Faedda; due avvocati del servizio legale, Salvatore Angelo Sanna (responsabile dell'ufficio) e Franco Sanna (attuale amministratore delegato di Equitalia Sardegna); e due funzionari dell'Ufficio recupero crediti, Andrea Masia e Annamaria Pisanu. L'estate scorsa l'allora titolare dell'inchiesta, il pm Daniele Rosa, aveva depositato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari, basate sugli accertamenti del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza e su una perizia realizzata dallo studio professionale Kipling s.a.s, uno dei più importanti in Italia nel settore dell'usura bancaria.
LA COPPIA NEL MIRINO - Le presunte vittime di quello che la Procura di Nuoro ipotizza come uno strozzinaggio, sono due pensionati di Bosa: Giovanni Maria Madeddu, commerciante di 78 anni, e sua moglie Giovanna Cadau. Dopo aver venduto una casa nel centro del paese e un terreno a due passi dal mare, per far fronte a un debito che sembrava non finire mai, i due coniugi hanno rischiato, prima dell'intervento della magistratura, di vedersi vendere all'asta l'ultimo bene rimasto, la casa dove hanno sempre vissuto. 21 dicembre 2009 fonte: corriere.it


Usura.
Non abbiate paura,chiedete il controllo dei saldi dei conti bancari
Se vi interessa recuperare gli interessi pagati in eccesso alle banche a causa delle loro “scorrettezze contabili” (Anatocismi, valute antergate/postergate, interessi ultralegali, commissioni massimo scoperto e spese indebite o ingiustificate )o se volete evitare la segnalazione alla centrale rischi, i decreti ingiuntivi, le esecuzioni mobiliari e/o immobiliari, per i saldi passivi (spesso tali solo in apparenza) dei vostri conti correnti bancari, potete richiedere la consulenza tecnica preventiva con l’aiuto di professionisti competenti in materia di usura bancaria Nel caso siate già “perseguitati” dalle banche esigete da avvocati, giudici e consulenti il ricalcolo dei saldi dei conti correnti in modo da consentire, anche al magistrato meno ferrato in materia, di verificare l’esistenza di usura. Alcune Associazioni aiutano anche gli imprenditori ad ottenere la protezione prevista dall’art. 20 della Legge 44/1999, per le vittime dell’usura, compresa quella praticata dal sistema bancario. Chi presenta al Procuratore la denuncia (penale) di aver subito usura, anche nelle ordinarie operazioni di credito (fido in conto corrente, castelletto, mutuo, leasing, ecc…) e la richiesta del finanziamento gratuito ex art. 14 legge 108/1996, ha diritto infatti al rinvio delle scadenze ed alla sospensione delle esecuzioni in corso. Ma che cos’è la consulenza tecnica preventiva (C.T.P.)? Con la c.t.p. ex art. 696-bis c.p.c. non si fa causa alla banca, si chiede semplicemente al Presidente del Tribunale di nominare un consulente tecnico (c.t.u.) che verifichi il saldo contabile delle operazioni di credito, secondo le leggi. Il c.t.u. proporrà alle parti, prima della consegna della perizia, una conciliazione e la banca, anche se non partecipa alla c.t.p., non può procedere esecutivamente o segnalare alla Centrale Rischi chi ha già contestato i suoi conti. Se il c.t.u., rileva l’usura, sarà lui stesso a dover presentare la denuncia penale ai sensi del quarto comma dell'art. 331 c.p.p. Nel corso di questi accertamenti quasi sempre viene rilevata l’usura,ed è molto facile che le posizioni debitorie si invertano e si possano risolvere situazioni drammatiche. Il ricalcolo può avvenire fino a dieci anni dopo la chiusura delle posizioni, anche dopo un’asta immobiliare o un fallimento.

Quando l'usura è legale.

Tra le questioni più scandalose che investono la nostra società -questioni puntualmente ignorate non solo dai mass media ufficiali, il che non stupisce, ma spesso anche dalla cosiddetta controinformazione, tanto scandalizzata e affacendata in un vuoto quanto sterile moralismo- vi è quella dell'usura bancaria, ossia dei tassi di interesse eccedenti il limite di legge, pretesi dalle banche nei confronti di comuni cittadini, soprattutto piccoli imprenditori e titolari di mutui, che sono costretti quasi sempre a pagare con il sequestro dell'impresa o della casa. Tuttavia qualcosa timidamente sta cambiando. Dal 1997 infatti si può applicare anche al sistema bancario la normativa anti-usura, e nei vari tribunali italiani si leggono infatti sempre più di frequente notizie di indagini e di inchieste verso amministratori, dirigenti e funzionari di banche per interessi sproporzionati applicati a cittadini e imprese. In tutta Italia sono ormai decine gli amministratori e centinaia i funzionari sotto processo per usura esercitata da parte di banche di ogni dimensione, dai colossi nazionali fino alle piccole banche di credito cooperativo e alle finanziarie. Nel solo 2009, da nord a sud sono attivi una ventina di processi contro banche implicate in fallimenti di imprenditori, vittime di tassi spropositati. Ma vi sono anche casi assai più gravi di usura nei confronti di comuni cittadini: dai tassi dei mutui, fino ai prestiti al consumo e all’usura riscontrata addirittura nei conti correnti di semplici commercianti! Ma come è possibile che interessi che eccedono i limiti imposti dalla legge vengano applicati in modo così frequente -le denunce che portano ai processi rappresentano soltanto la punta dell'iceberg- spesso senza che qualcuno se ne accorga? In fondo, gli interessi delle banche vengono dichiarati pubblicamente... In realtà, ciò che porta ai tassi usurai non sono i tassi ufficiali -ovviamente allineati alla legge- ma tutti quei trucchi contabili e di calcolo che, in modo nascosto, portano il tasso effettivo a livelli ben superiori rispetto a quello nominale. Tali trucchi sono stati accertati dai periti del tribunale e dalla guardia di finanza. Essi si basano in primis sulla capitalizzazione indebita degli interessi -il cosiddetto anatocismo- ma anche sui tempi di acquisizione della valuta, sulle molteplici piccole spese di gestione ecc. Va a finire quindi che i reali interessi pagati sul capitale prestato sono spesso assai maggiori di quelli che il cliente crede di pagare. Nonostante questi stratagemmi spesso siano apertamente illegali (come quasi sempre l'anatocismo) le banche -spesso anche le cosiddette Banche etiche- li hanno sempre utilizzati, agevolate anche dall’assenza di qualsiasi tipo di sanzione, portando l'acquisizione illegale di denaro dei cittadini da parte delle banche -secondo alcune stime- a circa settanta/ottanta miliardi di euro all’anno!! Praticamente almeno un paio di finanziarie, mica bruscolini... È bene sapere che il codice civile prevede che se il tasso complessivo è considerato usuraio e gli interessi non debbono essere pagati, nel caso siano già corrisposti, debbono essere restituiti in toto. Si tratta ovviamente di pura teoria, la realtà è ben diversa... La propaganda verso l’opinione pubblica infatti è molto attiva: l’usura sarebbe possibile solo fuori del sistema legale di credito, mentre le operazioni fatte con loro sarebbero sempre legali. In effetti questo è quello che pensa l'uomo comune, che difficilmente arriva a credere di avere a che fare con un vero e proprio sistema criminale organizzato, che poco si differenzia da quello mafioso... Certamente non si differenzia per la capacità di coinvolgere la magistratura nella difesa dei propri affari: il 90% dei giudici -vuoi per complicità, vuoi forse anche per paura- tiene nel cassetto le denunce di usura contro le banche o le archivia, e se si arriva al processo, spesso le banche finiscono per essere assolte anche se colpevoli. Ancora pochi sono i giudici che si impegnano in questa direzione. Vista la gravità sociale -e anche l'entità- del problema, vogliamo credere di essere solo agli inizi.
Massimiliano Viviani 23 Novembre 2009  il  giornaledelribelle.com


Banche usuraie: risarcito il re delle pipe Repubblica — 15 novembre 2009 pagina 6 sezione: PALERMO IL RE delle pipe ha vinto la sua guerra contro le banche. Riuscendo ad ottenere un pronunciamento che, in Italia, fa da apripista nella crociata intrapresa da molti imprenditori contro i tassi usurari applicati da molti istituti di credito. Come avrebbero fatto, nei confronti di Salvatore Amorelli, il Banco di Sicilia e l' Irfis ora riconosciuti come soggetti usurai da parte del prefetto di Caltanissetta Vincenzo Petrucci che, accogliendo la denuncia dell' imprenditore nisseno, lo ha ammesso ai benefici previsti dalla legge per chi denuncia fenomeni di usura.È la prima volta che questo accade avendo come controparte degli istituti di creditoe non singoli cravattari o organizzazioni criminali. «Sono davvero contento che il mio caso abbia fatto emergere alcuni meccanismi che in Sicilia fungono da grave fattore distorsivo dell' economia legale», è il commento secco dell' imprenditore noto in tutto il mondo per le sue pipe artistiche che ha avuto modo di regalare anche a Papa Giovanni Paolo II e l' ex presidente americano Bill Clinton. Le difficoltà economiche di Amorelli cominciano dieci anni fa quando, per realizzare un' azienda in provincia di Caltanissetta, richiede ed ottiene dal ministero del Tesoro un finanziamento di 2,7 miliardi delle vecchie lire da corrispondersi in tre tranche alla società richiedente, la "Caltanissetta s.c.p.a", a quel tempo soggetto responsabile per il Patto territoriale di Caltanissetta. Avendo avuto approvato il progetto, Salvatore Amorelli accende diversi mutui e riceve la prima tranche del contributo finanziario. Ma nel 2007, la "Caltanissetta s.c.p.a" viene sciolta e le sue competenze passano al segretario generale del Comune di Caltanissetta. Cosa che improvvisamente blocca la seconda e la terza tranche del contributo. Le banche si scatenano: prima le sollecitazioni, poi le richieste di rientro immediato dei fidi concessi, le messe in mora, le azioni legali, i tassi che salgono vertiginosamente. Amorelli, nella primavera scorsa, decide di non piegarsi all' atteggiamento delle banche che ritiene vessatorio e presenta un esposto al prefetto così come prevede la legge, denunciando Banco di Sicilia e Irfis per usura bancaria e altri reati connessi alla mancata erogazione di fondi pubblici già deliberati dallo Stato. E il prefetto Petrucci deve aver ritenuto fondate le sue osservazioni visto che, con decreto, ha deciso di ammettere l' imprenditore a tutte le agevolazioni previste dalla legge 440 in favore delle vittime di usura.E così Amorelli si è visto sospendere le procedure esecutive già avviate contro di lui proprio da quegli istituti di credito che il prefetto ha ritenuto soggetti usurai. Procedure esecutive sospese per un anno, mentre per tre anni sono state prorogate tutte le scadenze degli adempimenti amministrativi connessi. Ovviamente soddisfatto il legale che ha assistito Amorelli nella sua battaglia, l' avvocato Pietro Ivan Maravigna: «È una bella prima vittoria che ci aspettavamo, visto come almeno il superamento del tasso soglia previsto dalla legge sull' usura fosse stato evidenziato da una consulenza specialistica effettuata sui conteggi del Banco di Sicilia, consulenza che ha evidenziato anche responsabilità di altre banche, fra cui l' Irfis, ora al vaglio degli inquirenti». La vicenda ora approda anche all' Assemblea regionale con un' interrogazione urgente presentata dal deputato dell' Mpa Giuseppe Arena che ha chiesto l' invio di un commissario ad acta al Comune di Caltanissetta, ritenendolo in parte responsabile della vicenda per quel che riguarda l' aspetto burocratico. © RIPRODUZIONE RISERVATA - ALESSANDRA ZINITI

L'articolo è stato pubblicato da Repubblica.it

Finanza sporca. San Marino lava più bianco
È una finanza senza regole quella che emerge dalle indagini sul paradiso fiscale San Marino. Una finanza alimentata dall’evasione fiscale di italiani, che viene sfruttata dalle banche sammarinesi per insinuarsi nell’economia nazionale in modo illecito. Questa è la prima conclusione dell’inchiesta condotta dai pm di Forlì Fabio Di Vizio e Marco Forte sulle attività della Cassa di risparmio di San Marino. L’indagine è nata l’anno scorso, quando la squadra mobile di Forlì fermò un portavalori che trasportava nella microrepubblica 2,6 milioni di euro in contanti. Da quel sequestro sono partiti controlli che scuotono il segreto bancario del Monte Titano. Le indagini di Di Vizio hanno permesso di verificare, per esempio, che il 70 per cento degli assegni in arrivo a San Marino proviene da tre regioni ad alto tasso criminale: Campania, Calabria e Sicilia. Il pm ha constatato che spesso anche le banche italiane aggiravano i sistemi informatici antiriciclaggio non segnalando i loro rapporti con le controparti sammarinesi. E soprattutto ha mostrato che la Cassa di risparmio di San Marino controllava illecitamente un gruppo bancario in Italia (ora commissariato) gestito senza seguire le regole bancarie. Si chiama gruppo Delta e ha sede a Bologna. Suo compito era raccogliere soldi e trasferirli sul Titano, poi farli rientrare in Italia investendoli in attività formalmente legali. Da queste scoperte sono partiti gli ordini di arresto (e oltre 35 avvisi di garanzia) per tutto il top management della Cassa di risparmio di San Marino, il più grosso istituto del Titano. In carcere sono finiti il presidente Gilberto Ghiotti, il direttore Luca Simoni, l’amministratore delegato Mario Fantini, Gianluca Ghini, direttore generale della Carifin sa (controllata dalla cassa), e il consigliere della cassa Paola Stanzani. Sulla Delta s’è anche appuntata l’attenzione della Banca d’Italia. Dal gruppo dipende una ragnatela di società attive pure nel credito al consumo attraverso la Carifin e la Plusvalore. Gli ispettori della Banca d’Italia, che hanno terminato il loro lavoro il 4 febbraio, hanno verificato che la Cassa di risparmio di San Marino era illecitamente il socio occulto di maggioranza della Delta. Soprattutto, hanno rilevato che a chi chiedeva un mutuo le finanziarie fornivano informazioni apparentemente truffaldine. Il tasso, infatti, non inglobava le spese per l’incasso delle rate e, si legge nel rapporto, “ciò ha comportato il superamento del tasso soglia per un numero elevato di posizioni (dall’analisi ispettiva: 9.882 casi nel primo semestre 2008)”. Tradotto: prestiti a tassi d’usura. Lo stesso viene imputato alla Plusvalore che, applicando lo stesso sistema, ha prestato danaro a tassi d’usura in 2.104 casi. Ma le persone raggirate possono essere molte di più, perché gli ispettori hanno considerato solo le posizioni che eccedono di 1 punto percentuale il tasso soglia. Per prestare soldi a famiglie e imprese bisogna anche raccoglierli. Anche qui illeciti del gruppo Delta, secondo i verbali dei circa 70 interrogatori condotti dal pm Di Vizio. Uno di questi riguarda un imprenditore veneto (recidivo, in quanto già indagato dalla Guardia di finanza di Cremona sempre per evasione fiscale) che ammette: “In pratica acquistavo in nero e vendevo in nero” attraverso il pagamento di “fatture per operazioni inesistenti”. Il danaro veniva poi trasformato “sotto forma di assegni circolari non trasferibili che poi versavo alla Carifin”; “in due anni avrò portato circa 2 milioni di euro”. I magistrati e la squadra mobile di Forlì hanno però accertato che l’evasione dell’imprenditore non è inferiore ai 18 milioni. La Carifin, ligia al segreto bancario, “non invia corrispondenza a domicilio e non telefona mai”. Con i dirigenti della finanziaria “abbiamo anche parlato delle cautele da adottare nel senso di non lasciare carte in giro, è per questo che distruggevo gli estratti conto”. L’interrogato aggiunge: “Tutto il mondo sa quello che si fa a San Marino, gli imprenditori dell’area geografica da cui provengo conoscono bene questa possibilità di operare il trasferimento irregolare di fondi e credo ormai che San Marino in questo abbia sostituito la Svizzera”. Nella gran mole di carte che il pm forlivese ha raccolto emerge anche il sospetto che il Titano venga usato come bancomat da parte della criminalità organizzata. Sta di fatto che su 1,1 milioni di assegni esaminati il 70-75 per cento è stato emesso da banche delle regioni meridionali e questo allarga di molto l’ambito dell’indagine. Da una parte si è mossa la direzione nazionale antimafia e dall’altra il Gafi: l’organismo dell’Ocse che si occupa di antiriciclaggio incaricato di redigere la lista nera dei paesi che coprono evasori fiscali e capitali illegali ha chiesto lumi. Con una lettera zeppa di domande rivolte alle autorità sammarinesi il Gafi vuole verificare la legislazione antiriciclaggio della repubblica. Probabilmente avrà la stessa delusione dei magistrati forlivesi: i poteri delle autorità di polizia a San Marino sono praticamente inesistenti, al punto che il corpo interforze della repubblica (una sorta di Guardia di finanza) non può effettuare ispezioni fiscali. È per questo che San Marino potrebbe non uscire, come vorrebbe, dalla “lista grigia” dei paradisi fiscali per entrare in quella “bianca” che gli consentirebbe di intrattenere normali rapporti finanziari con il resto del mondo. Ecco perché l’inchiesta forlivese fa paura: è la dimostrazione che San Marino assomiglia molto a una lavanderia. marco.cobianchi Domenica 31 Maggio 2009  Panorama.it

Dodicimila casi sospetti di usura per il gruppo Delta di Luigi Spezia
Hanno aperto una nuova inchiesta parallela a quella per riciclaggio ed esercizio abusivo del credito, alla Procura di Forlì. I sostituti Fabio Di Vizio e Marco Forte hanno letto con attenzione un' altra relazione della Banca d' Italia che segnala ben dodicimila superamenti della soglia limite per l' erogazione dei prestiti, vuol dire dodicimila possibili casi di usura, dopo aver riscontrato un Taeg «sforato» di almeno un punto e mezzo. I casi sono ascrivibili per una parte a Plusvalore - società nota anche in centri commerciali - e per la maggior parte alla società Carifin Italia di Faenza. Un' altra tegola sui cinque arrestati da Squadra Mobile di Forlì e Finanza, per i quali sono cominciati gli interrogatori di garanzia. Ieri è stato sentito in carcere a Forlì Gianluca Ghini, il manager di Carifin SA, società fiduciaria di San Marino al 99 per cento della Cassa di Risparmio del paese del Titano il cui timbro è stato ritrovato su un terzo del milione di assegni al centro delle operazioni di riciclaggio per un valore di due miliardi. Oggi toccherà a Paola Stanzani e Luca Simoni, vicepresidente e consigliere di Delta, la finanziaria bolognese al centro della bufera. Sarà poi la volta di Mario Fantini, agli arresti in via Guidicini a Bologna e a Gilberto Ghiotti, il presidente della Cassa di Risparmio di San Marino, secondo l' accusa controllante abusiva di Delta. Il riciclaggio non passava solo per il Monte dei Paschi di Forlì, ma anche per l' Iccrea di Bologna dove nel 94 per cento dei casi gli assegni da ripulire si trasformavano in bi gliettoni da 500 (otto milioni di pezzi in due anni tra 2007 e 2008) portati a San Marino nei furgoni Coop Service che, insieme a quelli di Battistolli, nemmeno segnalavano, come da regole, alle Questure il loro transito. Un riciclaggio che è ancora tutto da decifrare, perché a parte alcuni imprenditori che hanno ammesso, un 60 per cento degli assegni era di banche del Sud e la Procura di Forlì, come ha detto il procuratore Manfredi Luongo, ha già informato la Direzione nazionale antimafia e alcune Dda come quella di Napoli, nel sospetto che dietro quei titoli ci siano organizzazioni criminali. Anche la Procura di Bologna, dove Delta ha sede, indagherà. Secondo l' accusa, un vero «sistema». Fantini avrebbe voluto creare un polo italiano del credito al consumo, ma in realtà il Gruppo Delta ha funzionato solo grazie all' appoggio finanziario della Cassa di Risparmio di San Marino. All' attenzione della Procura di Forlì c' è anche il comportamento del collegio dei sindaci, nell' ipotesi che non abbiano controllato. Alcuni sindaci hanno avuto anche comportamenti «attivi» a favore del management e contro Banca d' Italia. Non è il caso del deputato Gianluca Galletti, revisore di Delta fino al 2008. C' è una sua intercettazione in cui dice dai dirigenti: «State tranquilli, guardate che Banca d' Italia fa solo il suo mestiere». (04 maggio 2009) La repubblica.it edizione Bologna



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